No, il frullatore no
Non può essere vero. E “rimborso frullatore per ministro” è la prova che si tratta di un esercizio retorico à la page, che celebra la moda degli elenchi applicandola ai libri contabili. Le spese segnate nel computer di Diego Anemone sono una di quelle cose scintillanti alla Nick Hornby, corredate da lunghe digressioni sul confronto tra un semplice frullatore e un vero robot da cucina, non vere elargizioni fatte a favore di ministri, cardinali, parenti di ministri, monsignori. Leggi Per avere un bel terrazzo bisogna pagarselo col mutuo di Annalena Lettori del Foglio on line, cosa ne pensate? Dite la vostra su Hyde Park Corner, Twitter o Facebook

Anche “torta pranzo monsignore” (ventitré euro, quindi nemmeno una gran torta) è evidentemente un richiamo al film di Nanni Moretti, una citazione cinematografica, una riflessione sofisticata sul senso di inadeguatezza di fronte al potere (del resto davanti a “Habemus Papam” molti spettatori attenti si sono tormentati su come avesse fatto Michel Piccoli a pagare l’albergo in cui si era nascosto dopo la fuga: aveva con sé la carta di credito? I contanti? Conosceva Anemone?). E’ un elenco talmente pieno di spunti fantasiosi (come è possibile farsi pagare ventitré centesimi di euro di allaccio del gas?) che viene immediatamente voglia di stenderne un altro, liberamente ispirato allo skipass per l’inverno e al frullatore (sempre primo al traguardo dell’incredulità).
Frullatore per ministro, cento euro, centrifuga per viceministro, sessantanove euro, minipimer per sottosegretario, trentasette euro, spremiagrumi per povero usciere, otto euro e cinquanta. Bolletta Acea per capo della Protezione civile, centoquarantotto euro, torcia elettrica per capogruppo, nove euro, set di candele non profumate per semplice onorevole, cinque euro. Vacanze a Marilleva per pezzo grosso, ventimila euro, weekend a Abano Terme per portavoce, trecento euro, gita di un giorno a Volterra con pranzo al sacco e vendita di pentole sul pullman per portaborse, dodici euro (partenza alle sei del mattino fino a esaurimento posti). Multe pagate al braccio destro, trecentocinquantasei euro, gratta e parcheggia al nipote del braccio destro, dieci euro, biglietto del tram al cugino di terzo grado del braccio destro, 1 euro. Conto del meccanico per il cerimoniere, tremiladuecentocinquanta euro, bicicletta di seconda mano per prelato generico, ottanta euro, gioco da tavola “Il Meccano” per il capo dei chierichetti, ventidue euro. Il valore letterario di quella lista è comunque inarrivabile, ma se è vero che la vita supera l’arte, qui si preferirebbe la superasse a nostra insaputa.
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Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.
